Tags: Energia, Sicilia, Fonti rinnovabili, Eolico

EOLICO IN SICILIA

L’ultimo sfregio della Valle dei Templi

di: Alberto Cuppini


Come ogni anno, la primavera in fiore mena turisti in Sicilia, alla ricerca delle gioie che quella terra benedetta dagli dei sa dispensare in un momento di particolare dolcezza del clima.

Come ogni anno, si levano alte, al ritorno, le lagnanze dei turisti per i sempre nuovi scempi urbanistici e ambientali concepiti, o semplicemente permessi, dai pubblici amministratori locali, quasi a compensare la fortuna di vivere in quello che è, o almeno potrebbe essere, un Paradiso in terra, ambìto da tanti popoli per almeno venticinque secoli.

Ma da qualche anno, nelle lagnanze dei viaggiatori di primavera, si riscontra qualcosa di diverso, di alieno, perchè totalmente inatteso da chi proviene dalle regioni più fredde. Ci si rende conto che il problema del degrado del territorio ha subìto una accelerazione dimensionale: sono comparse, sempre più numerose, le pale eoliche. E le pale eoliche appaiono, a chi nel nord Italia non ne ha (ancora) avuto una esperienza diretta, nella loro grandezza reale, inusitata e fuori da ogni scala di comparazione con gli altri manufatti già esistenti in Italia ed in Sicilia in particolare, ben diverse da quella immagine patinata e adimensionata, che viene diffusa per rendere l’eolico bene accetto.

Ma oltre all'aspetto dimensionale, lascia allibiti i forestieri dove queste macchine imponenti vengono collocate. Da Segesta alla parte occidentale dell'Etna, dagli Iblei a Palazzolo Acreide non c'è scampo: pale dappertutto. Apparentemente non pare esserci stato nessun limite alla anarchia della nuova speculazione.

Naturalmente le eccezioni ci sono state, ma solo per confermare la regola. Non è esistita, in questi ultimi anni, una tutela ambientale o culturale contro l'improvvisa irruzione del grande eolico. La prova provata? Gli aerogeneratori incombenti sulla Valle dei Templi.

La cosa era risaputa da tempo (anche perchè è difficile tenerla nascosta). Era stata (blandamente) denunciata anche da Philippe Daverio in una puntata di Passepartout di un paio di anni fa.

Quelle poche parole di critica soffusa, pronunciate con toni e argomenti garbatamente ironici avevano suscitato una reazione negativa tra i locali nei confronti dell’apprezzata trasmissione della RAI. Contro la bonaria critica, non contro le pale profanatrici.

E dunque, la cosa veramente preoccupante non appare tanto la noncuranza del Governo nazionale o regionale, quanto il sovrano disprezzo di alcuni siciliani per il bene comune (non solo loro, in questo caso) ed il loro vittimismo.

Certamente non tutti la pensano in questo modo, ma il fatto stesso che la costruzione di questo impianto non abbia fatto scoppiare la rivoluzione ad Agrigento e che la notizia non abbia fatto il giro del mondo testimonia la diffusione di questo modo di pensare e la scarsa rilevanza attribuita al problema (ammesso e non concesso che sia considerato un problema).

La cosa va denunciata a costo di passare da leghisti, anche in questa temperie in cui "leghista" è considerato un epiteto particolarmente diffamante.

Questo male dell'anima è la dannazione del meridione d'Italia.
Ma se Atene piange Sparta non ride.

Solo un paio di decenni fa la speculazione eolica qui sul nostro Appennino, tra Emilia Romagna, Toscana e regioni limitrofe, sarebbe stata impensabile o almeno inaccettabile da gran parte di politici, stampa ed opinione pubblica.. La tutela dell'ambiente, e dell'ambiente montano in particolare, era una cosa apparentemente acquisita e considerata, almeno a parole, motivo di vanto. Comuni erano stati gli eccessi regolatori in senso contrario, iper garantista e conservativo, talora perfino grotteschi. Per quasi quarant'anni, cioè dalla costituzione dell'ente Regione, la politica locale aveva seguito, per l'Appennino tosco-emiliano, un simile indirizzo. Adesso noi dei comitati della zona verifichiamo giornalmente che razza di crollo morale sia avvenuto in così breve tempo. Ne conosciamo bene i motivi contingenti, sapendo far di conto. Ma quello che più ci fa inorridire non sono tanto gli sfregi territoriali in sè, quanto piuttosto i contorti meccanismi mentali, retaggio profondo di secoli di servilismi, che vengono riattivati per autorizzarli o addirittura favorirli.

La foto di copertina è di Cristiana Mancinelli

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