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EPIDEMIA IN AFRICA

L’infernale Ebola

di: Francesco Mauro
Caratterizzata da scarsa attenzione da parte dei media europei e quasi completa indifferenza da parte della stampa italiana, un’epidemia potenzialmente grave del virus emolitico Ebola sembra che si stia sviluppando nell’Africa sub-sahariana occidentale, in particolare con un episodio centrale in Guinea.



In questo paese, il virus ha già colpito 112 persone, per il momento definite casi sospetti in attesa delle conferme di laboratorio, di cui almeno 70 sono deceduti, concentrati inizialmente (a partire dal 22 marzo scorso) nella capitale Conakry, ma con dei casi già osservati nelle vicine Liberia e Senegal.

Alcuni importanti paesi con legami con questa parte del mondo hanno chiuso le frontiere di terra ed aeree ai passeggeri provenienti da tutta la fascia del Sahel e della costa del Golfo di Guinea: hanno preso questa decisione il Marocco, tradizionale destinatario della migrazione intra-africana, e l’Arabia Saudita – fatto questi estremamente significativo perché implica la sospensione di parte dello hajj, il pellegrinaggio islamico alla Mecca, un evento eccezionale nella storia islamica. Tra l’altro, la presenza del Senegal fra i paesi a rischio potrebbe porre qualche problema ulteriore in quanto si tratta di uno dei più importanti paesi di origine dell’emigrazione africana verso l’Europa, compresa l’Italia. 

La preoccupazione per l’epidemia è stata espressa in modo scientifico formale da Tom Frieden, direttore del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta, una struttura ufficiale degli Stati Uniti, ma che agisce informalmente come centro scientifico di riferimento internazionale per le malattie infettive epidemiche. Il centro di Atlanta ha inviato in Guinea una prima squadra di esperti; ugualmente ha fatto l’Istituto Spallanzani di Roma, il centro di eccellenza italiano per queste malattie; e Medici senza frontiere ha istituito tre centri per cercare di accogliere in isolamento i contagiati.

E’ questa la prima epidemia di Ebola dopo circa due anni. Un breve elenco delle epidemie recenti è il seguente:

  • Luglio 2012, Kibaale (Uganda), 20 colpiti, 14 deceduti.
  • Settembre 2012, Repubblica Democratica del Congo, 31 deceduti.
  • Agosto 2007, Kampungu (Repubblica Democratica del Congo), 217 colpiti, 103 deceduti.
  • Novembre 2007, Bundibugyo (Uganda), 149 colpiti, 17 deceduti.

Ebola è un virus della famiglia Filoviridae, dalla caratteristica forma a filo o a spaghetto, identificato dal 1976 a seguito di un episodio nella Repubblica Democratica del Congo (detta in certi periodi Zaire; Ebola è il nome di una località in quello stato). Il virus è governato geneticamente da una molecola lineare anti-senso di RNA (molecola capace di interferire specificamente nella costruzione delle proteine del virus). Si tratta di un agente estremamente aggressivo per l'uomo, responsabile di una micidiale febbre emorragica.

Per il momento, sono conosciuti cinque ceppi del virus, di cui quattro (Zaire, Sudan, Tai e Bundibugyo) letali per l'uomo (il quinto ceppo è il Reston, nome di una località della Virginia).

Ebola è considerato un virus zoonotico: negli ultimi anni, ha imperversato fra le popolazioni dei gorilla di pianura dell’Africa centrale. Nel 2005, tre specie di pipistrelli sono state identificate come portatrici del virus ma non sono state ritenute ospiti naturali o riserve virali sulla base della risposta immunologica e funzionale al virus. Tracce del virus sono state anche identificate in 6 specie di roditori del genere  Mus e Praomys, nel toporagno Sylvisorex ollula, ed i carcasse di gorilla, scimpanzé e gazzelle. I pipistrelli peraltro sono noti per fornire asilo a diverse specie di virus compreso il virus di Marburg (epidemia del 1975) che è legato in qualche modo ad Ebola (ancor prima della sua scoperta). Si è comunque praticamente certi che Ebola abbia origine in qualche popolazione animale, attacchi l’uomo tramite contagio animale e si diffonda tramite il  contatto con il sangue e i fluidi corporei. Soltanto il ceppo Reston (proveniente da un gruppo di scimmie in uno stabulario) ha mostrato una tendenza all’infezione per via aerea. L'alto tasso di letalità, il decorso rapido della malattia e localizzazione geografica in genere isolata delle aree dove il virus si mantiene in condizioni endemiche, hanno finora impedito epidemie più gravi.

L’esito della malattia è dovuto ad una forte febbre emorragica, con conseguente diminuzione della massa di sangue ed altre disfunzioni potenzialmente cause di morte, e comprende altri sintomi intestinali (vomito e diarrea) e vari dolori incapacitanti. La mortalità varia dal 50% al 90% con i diversi ceppi di virus. In linea teorica, è stato considerato come arma biologica. Un vaccino o terapie specifiche non sono disponibili, con l’eccezione di reidratazione nei casi meno gravi; una terapia antivirale anti-senso potrebbe offrire qualche possibilità terapeutica.

Le lezioni che si possono trarre da questo episodio sono molto pratiche: non abbassare la guardi e essere in grado di gestire situazioni simili, utilizzando anche e rafforzando la cooperazione e l’informazione. La moderna realtà dei mezzi di trasporto e dei fenomeni migratori lo impone. E si mantenga la funzionalità e la disponibilità dello Spallanzani, frutto di una tradizione scientifica nazionale, la cui operatività può essere utile al paese e metterlo in grado di servire il nostro ed altri paesi.

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