Tags: Energia

UNO STUDIO DEL FMI

I Paradisi ambientali

di: Giovannangelo Montecchi Palazzi
Non si tratta di luoghi dalla natura splendida e incontaminata, ma, come li ha acutamente definiti Agime Gerbeti, di paesi le cui politiche, per favorire sviluppi economici immediati, vanno contro ogni principio di sostenibilità ambientale. Un interessante quanto sorprendente studio del Fondo Monetario Internazionale sui sussidi diretti ed indiretti ai consumi di energia evidenzia un importante aspetto di tali politiche e segna un altro punto a favore dell’istituzione di carbon tax.


Il 18 maggio scorso sul blog del Fondo Monetario Internazionale è comparso un “working paper” sui sussidiai consumi globali di energia assai interessante per impostazione e contenuti e francamente sorprendente per la stima dei livelli che tali sussidi avrebbero raggiunto.

Lo studio, che forse non ha ricevuto tutta l’attenzione che merita,distingue tra sussidi “pre-tax” e “post tax”.

I primi, che potremmo anche chiamare sussidi diretti o semplicemente sussidi nel senso tradizionale del termine, si danno quando i prezzi dell’energia consumata dalle imprese e/o dai privati sono inferiori ai costi di produzione.  I secondi, che potremmo chiamare occulti, sono rappresentati, in misura ridotta, dalle esenzioni fiscali sui combustibili e, in misura molto maggiore, dalle esternalità ambientali negative connesse ai consumi di energia - inquinamento e contributo al riscaldamento globale -  i cui costi non ricadono direttamente sui consumatori di energia, ma pesano su tutta la collettività.

I sussidi “pre-tax” sono un fenomeno che riguarda quasi esclusivamente i Paesi produttori di idrocarburi e alcuni PVS tra i meno avanzati, ove possono arrivare a rappresentare una percentuale assai elevata del PIL.  Il loro ammontare, stimato in 492 miliardi di dollari nel 2011, è sceso a 333 miliardi nel 2013, probabilmente più per effetto del calo dei prezzi dei combustibili fossili che per cambiamenti di politica economica.  Livelli di sussidi così alti sono particolarmente dannosi all’ambiente perché scoraggiano l’uso efficiente dell’energia.  Per inciso, si può ricordare che a livello globale i sussidi alle rinnovabili sono stimati in 120 miliardi di dollari l’anno e che gli aiuti allo sviluppo dei Paesi OCSE ammontano a 135 miliardi l’anno.  Si tratta, quindi, di un fenomeno tutt’altro che trascurabile, ma, tutto sommato, noto e abbastanza ben quantificabile.

Meno certi, ma comunque sorprendentemente alti, sono, invece, i dati riguardanti i sussidi “post-tax”.  Una prima stima dei danni ambientali che ne derivano, riferita al 2011, li aveva indicati in 2.000 miliardi di dollari.  Le nuove stime, basate su informazioni più ampie e dettagliate, nonché su valutazioni più severe degli effetti nocivi sulla salute umana, prevedono che nell’anno in corso ammonteranno a ben 5.000 miliardi.  Anche se in quest’ambito esistono ampi margini di incertezza, che gli autori del “paper” riconoscono, l’ordine di grandezza è impressionante.

Complessivamente, l’ammontare dei sussidi “pre-tax” e “post tax” viene stimato nel “paper” in 5.300 miliardi di dollari, pari a circa il 6,5% del PIL mondiale, più di quanto si spenda in sanità.

Fedele alla missione di guardiano dell’ortodossia economica e fiscale del Fondo, il “paper” si focalizza sulle maggiori entrate tributarie che potrebbero derivare dalla tassazione delle esternalità negative, che stima in $ 2.900 miliardi, pari al 3,6% del PIL globale, e su come tale cifra imponente potrebbe essere utilizzata ad altri scopi, quali detassazione dei fattori produttivi o maggiori investimenti in sanità e istruzione.   Quasi accessoriamente,osserva il “paper”, l’eliminazione dei sussidi occulti ai consumi mediante tassazione delle esternalità negative sarebbe il modo più efficace di difendere l’ambiente e diminuirebbe in larga parte la necessità di sussidiare le rinnovabili, non solo per il livellamento dei costi relativi, ma anche perché ridurrebbe del 20% le emissioni di CO2.

Non vi è dubbio, tuttavia, che le nuove stime sopra citate e gli studi che le hanno prodotte non riguardano solo aspetti economici e fiscali, ma sollevano tutta una serie di quesiti fondamentali ai fini della difesa dell’ambiente.   Accennerò brevemente solo ad alcuni di essi che meriterebbero approfondimenti e trattazioni specifiche.

Una prima evidente considerazione è che il “paper” costituisce un esplicito e forte richiamo all’opportunità di istituire “carbon taxes” come strumento semplice ed efficace che affianchi e rafforzi le normative specifiche (ad esempio quelle per il controllo di SOx, NOx e polveri sottili sulla cui nocività richiama fortemente l’attenzione), per non parlare della possibilità di semplificare lo “spaghetti bowl” delle normative della UE.   Benché non sia esplicitato, forse perché è lapalissiano che meno si consuma meno si inquina, è anche un invito all’efficienza e al risparmio energetico.

Una seconda considerazione riguarda l’analisi geografica dei sussidi occulti, largamente concentrati in Asia, ove primeggia la Cina con ben 2.300 miliardi di dollari.  Ciò ripropone il problema dei “paradisi ambientali”, come li ha acutamente battezzati, con un chiaro quanto centrato e ironico riferimento ai paradisi fiscali, Agime Gerbeti, nel suo articolo “Piove petrolio su Parigi” comparso su "Quotidiano energia" del 26 maggio scorso.  Nel momento in cui, giustamente, in ambito nazionale si rinforzano le sanzioni penali contro i delitti ambientali dopo aver rafforzato quella contro i delitti finanziari, sotto il profilo della comunicazione “paradisi ambientali” è un’espressione ben più efficace dell’opaco “carbon leackage” del burocratese onusiano.

Un attento approfondimento meriterebbe anche la composizione dei sussidi “post-tax”.  L’inquinamento atmosferico rappresenta in assoluto la fonte di gran lunga maggiore di danni.  Sul totale globale incide il peso preponderante che assume nei PVS, ma, sorprendentemente, esso è rilevante anche nei Paesi sviluppati, ove è simile ai costi della congestione e del riscaldamento globale.

Infine, atteso che i danni provocati dall’inquinamento, specie nei PVS ma non solo, complessivamente superano quelli del riscaldamento globale, ci si può legittimamente domandare se la tanta attenzione dedicata a quest’ultimo non ne abbia sottratta ad un altro problema, urgente ed immediato, come quello della sanità. Nell’imminenza della COP di Parigi, l’attenzione politica e mediatica si concentra quasi spasmodicamente sulle preoccupazioni originate da complesse previsioni climatologiche di lungo periodo.  “Inter alia” il “paper” del FMI è un invito a non dimenticare le statistiche delle World Health Organization secondo la quale già ora l’inquinamento atmosferico provoca ogni anno 3,7 milioni di morti premature, morti che potrebbero essere ridotte del 55%, pari a 2 milioni, eliminando i sussidi ai combustibili fossili. 

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